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PMI e Startup: l’unione fa la forza!

di Giuseppe Mizio

Giuseppe

Essere interdisciplinari, permeabili alle esperienze e alle idee altrui: sembra intuitivo e di buonsenso, eppure non è così! L’Italia è il paese delle PMI e adesso anche delle Startup, ma queste due anime imprenditoriali restano mondi separati che continuano a rimanere distanti! I modelli di riferimento, anche quelli economici, sono cambiati e continuano a cambiare velocemente e queste trasformazioni vanno tutte nella stessa direzione; ne è convinto anche Jeffrey Kang (CEO di Cogobuy e presidente di Ingdan) secondo il quale “dobbiamo distinguere tra il vecchio sistema e quello che si para davanti ai nostri occhi. L’economia globale è sempre stata dominata dai grandi giganti e le più grandi innovazioni sono sempre arrivate da loro. Il paradigma dominante è stato <<il più grande, il migliore>>, o ancora <<troppo grande per fallire>>. Ma l’economia sta ora vivendo una nuova era che, guidata dall’innovazione, dà la possibilità ai singoli innovatori e PMI di alzare la voce e innovare il mercato”.


Nel nostro Paese la quasi totalità delle imprese rientra tra le cosiddette PMI, ma di queste la stragrande maggioranza (cioè il 95%) è costituita da microimprese con meno di dieci dipendenti e con un fatturato annuo non superiore ai due milioni di euro; dimensioni che richiamano quelle delle cosiddette Startup innovative. Esistono dunque punti di contatto che potrebbero facilitare il dialogo tra queste due anime imprenditoriali che restano, per fortuna, differenti invece sugli aspetti strutturali. Le PMI, in particolare, sono caratterizzate da esperienza, radicamento nel territorio, forti legami con il tessuto produttivo e presenza di importanti competenze professionali. Le Startup, invece, si caratterizzano per flessibilità, entusiasmo, innovazione, adattamento e una propensione all’internazionalizzazione.


Ed è proprio da queste differenze che dovremmo partire per accettare e vincere la sfida globale, avviando un dialogo, e quindi una “contaminazione” reale, che consenta l’emersione di potenzialità che al momento restano, sia per le PMI che per le Startup, pericolosamente sottotraccia.
E’ la sfida della crescita globale che passa dalla contaminazione; non ci sono settori e territori migliori di altri, ognuno di noi può e deve essere della partita. Dovrebbe essere un’attitudine che dovremmo poter riscontrare in tutti gli attori del processo di sviluppo e non solo nelle imprese; dovremmo poterlo ravvisare, quindi, anche negli incubatori, negli acceleratori, nelle università, nelle scuole, nelle amministrazioni pubbliche. La diffusione trasversale di questa “attitudine” può rappresentare uno dei fattori critici di successo, forse il più importante, in grado di portare il Sistema Italia ad eccellere non solo e non più unicamente come espressione di casi singoli, bensì come un modello collaudato e quindi affidabile che potrebbe fare scuola anche a livello internazionale.


Insomma, un’attitudine che però deve concretizzarsi in un vero e proprio modus operandi che secondo me può consentirci di uscire dal pantano della crisi. I casi concreti, anche se non numerosi, ci sono: Archiproducts, per esempio, brand che fa parte del network Edilportale che ha sede a Bari (non in Silicon Valley!) che ha investito, dopo aver esplorato numerose tecnologie di realtà aumentata, su Sayduck (startup fondata nel 2012 a Londra da giovani finlandesi e svedesi) che aveva già progettato un sistema di realtà aumentata per vedere attraverso un’app oggetti virtuali in 3D contestualizzati in ambienti reali o virtuali.


E’ solo un esempio che non può assolutamente imbrigliare, e quindi far irrigidire, quell’attitudine-modus operandi di cui ho già detto sopra che non può e non deve conoscere quindi un solo modo per realizzarsi. Se partiamo, dunque, dalla regola che non esistono regole scolpite nella roccia ma solo quelle che possono cambiare in funzione di ciò che l’innovazione ci chiede, abbiamo compiuto il primo passo, un piccolo ma importante passo che può rappresentare l’inizio di una storia che, da inguaribile ottimista, penso sia ancora tutta da scrivere.