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L’Industria 4.0 e l’importanza della trasformazione digitale per le Pmi italiane

di Sabrina Lo Monaco

Sabrina

Finora abbiamo assistito a tre rivoluzioni industriali nel mondo occidentale: la prima nel XVIII secolo, caratterizzata dalla nascita della macchina a vapore; la seconda, nel XIX secolo, ha visto lo sviluppo della produzione di massa e della catena di montaggio tramite la diffusione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio; la terza, nel XX secolo, contrassegnata dall’elettronica e dall’informatica.

La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora stata sancita, ma definita con il termine Industria 4.0 (coniato per la prima volta nel 2011 alla Fiera di Hannover), avrà il compito di trasformare la produzione industriale tramite processi automatizzati e interconnessi. Ruolo fondamentale avranno le tecnologie digitali, le quali daranno vita ad un’interazione diretta tra macchine (machine to machine) e integreranno oggetti, trasformandoli in sistemi intercomunicanti dotati di intelligenza.
I punti cardini di tale rivoluzione possono essere sintetizzati in: 1) raccolta, conservazione e gestione dei dati (big data, open data, IoT, cloud); 2) analisi dei dati raccolti per produrre valore; 3) forte interazione uomo-macchina; 4) passaggio dal digitale al reale.

E' evidente che nell’Industria 4.0 le informazioni giocheranno un ruolo fondamentale: raccogliere, analizzare e condividere informazioni sarà, infatti, fondamentale “per rafforzare o creare rapporti di filiera più stabili e qualificanti, produrre prodotti sempre più “cuciti addosso” e integrare nella manifattura tradizionale un’offerta di servizi adeguata e olistica” (Indagine conoscitiva su Industria 4.0 – Confindustria, 22 Marzo 2016).

Già nel 2007 Francia, Germania, Olanda, Stati Uniti e Cina, avevano predisposto dei piani di politica industriale per risollevare il settore manifatturiero grazie ad una relazione profonda tra produzione, ricerca e innovazione tecnologica. E in Italia? Purtroppo abbiamo dovuto aspettare ben nove anni: il 21 settembre 2016 è stato presentato infatti l’atteso Piano nazionale Industria 4.0, il quale prevede un incremento di 10 miliardi degli investimenti privati in innovazione, 11,3 miliardi di spesa privata in più nel triennio 2017-2020 per ricerca e sviluppo e un incremento di 2,6 miliardi dei finanziamenti privati, soprattutto nell'early stage.  Altri punti toccati da Piano nazionale Industria 4.0 riguardano la diffusione della cultura digitale-industriale nell’ambito della formazione e l’espansione della banda ultra larga per le aziende. L'obiettivo è consentire alle PMI italiane (le vere protagoniste della quarta rivoluzione industriale), di realizzare la digital trasformation: tramite l’impiego di nuove tecnologie sarà, infatti, possibile raggiungere risultati rilevanti come la riduzione dei costi e l’incremento della competitività.     

Ma le tecnologie da sole non bastano: alle nostre aziende è richiesto sopratutto lo sforzo di ripensare e adottare velocemente nuovi modelli gestionali e organizzativi che, combinati con le nuove tecnologie e con le competenze digitali, risultano i veri fattori critici di successo fondamentali per intercettare e gestire i nuovi modelli di business che caratterizzano i mercati globali presidiati da competitor internazionali abituati a gestire le insidie e le opportunità dell'economia digitale. 
Una sfida complessa che non ammette errori o ritardi!